Diario di un viaggio in Austria (Parte 3)

I tempi del tedesco in sandalotti e calzini sono tramontati: per un certo tempo dopo la caduta del muro di Berlino si è assistito ad una recrudescenza del fenomeno ma l’emergenza è ora rientrata, complice anche l’introduzione del “sandalotto” nei costumi italiani fortunatamente senza l’annesso e tradizionale calzino bianco in fibra mista cotone-poliestere-amianto di produzione DDR.

Battutacce a parte: il tedesco in vacanza è “sciatto” tanto quanto l’italiano sembra abbia svaligiato una catena di negozi di abbigliamento e abbia indossato tutta la refurtiva. Questa estate tutte le ragazzine indossavano una maglietta di Hello Kitty o un gonnellina o un calzoncino o avevano una borsetta o uno zainetto con disegnata sopra ‘sta cazzo di gattina ennesimo parto malato di qualche illustratore giapponese. Gli uomini sembravano tutti dei novelli Briatore con camicie da 250 euro portate fuori dai calzoni, mentre le loro mogli, amanti, compagne o “assistenti” sfoggiavano una profusione di capi di vestiario griffati che sembrava di essere a Montecarlo!

Non appena la temperatura saliva sopra i 24 gradi si sfoggiavano top, ombelichi scoperti e abbronzature artificiali che evidenziavano i brividi e la pelle d’oca che giustamente si appalesava alla prima nuvoletta eclissante il sole; mentre alla sera (temperature registrate di poco inferiori ai 20 gradi) era una profusione di piumini senza maniche, giubbotti da velista, scarpe impermeabili da 800 euro, felpe con scritte del tipo “baci e abbracci”, “milano”, “aeronautica militare italiana” ecc… come se non fosse già evidente la nazionalità dell’aspirante modella che cammina in centro sbraitando i cazzi suoi in un telefonino con fortissimo accento romano.

Però devo dire che “spiare” i mie connazionali nelle sere trascorse a Seefeld mi ha divertito: ciò che vedevo era un estratto di quello che poteva essere un mix tra il set del Grande Fratello 10 e un raduno di gente del jet set mentre la traccia audio non avrebbe sfigurato in un mercato delle vacche in Ciociaria  (uno sfasamento audio-video che il maestro Enrico Ghezzi invidierebbe!): più viaggio all’estero e meno mi sento italiano…

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