Commenti da NY: Arrivo al JFK

Tutte le leggende urbane riguardo agli strettissimi controlli doganali, ai pulismani che ti guardano torvo, alla yellow line da non “crossare” altrimenti dal JFK finisci a direttamente a Guantanamo si dimostrano tali: ovvero leggende urbane. I controlli doganali mi sembrano “standard” con solo l’aggiunta della memorizzazione delle impronte digitali (e del fatto che una CODA è una CODA, non una ammucchiata selvaggia come in altri posti, Italia compresa)

Passati i controlli sono tecnicamente a NY. Ho sete, cerco e trovo un chiosco. Una bottiglia d’acqua costa 5 USD, ma la ragazza alla cassa mi avvisa molto cortesemente prima. Grazie, ma non me ne frega niente: se io ho sete bevo acqua. Imparerò poi che esistono 8 milioni di tipi di soft drinks più economici con contenuto calorico da 0 a 800 calorie per bottiglia.

Esco alla ricerca di un taxi che per 45$ mi scarica a Manhattan. Il taxista è un nepalese buddhista che guida manco se quel coso giallo sotto i nostri culi fosse uno yak, però è simpatico e gli perdono tutto. Anche un lieve mal di mare con annessa nausea a causa di accelerate e frenate messe li “a caso” durante il tragitto.

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