Google condannata… perchè?

Della condanna di tre dirigenti di Google Italia (fresca di ieri) ne hanno parlato tutti: io non posso essere da meno. Cosa ho da dire? Sarò breve!

1) La condanna è una cazzata! Se scrivo una frase ingiuriosa sul muro di una casa il colpevole passibile di denuncia, querela o altro sono io, non il proprietario della casa. Google Video (il precursore di YouTube) può levare un contenuto se segnalato: mica potrà impiegare diecimila persone a visionare tutti i video che quattro scriteriati decidono di renedere di pubblico dominio, no?

2) I cretini che hanno molestato, ingiuriato, calunniato il povero ragazzino e lo hanno filmato chi sono? Sono i soliti 4 stronzetti con le mamme apprensive che “mio figlio è un bravo ragazzo e certe cose non le fa” ? Sono stati condannati? Nessuno ne parla.

3) I dirigenti di Google hanno dichiarato che faranno appello (vorrei ben dire !) perchè “questa sentenza è una minaccia alla libertà e muterà l’aspetto di Internet come la conosciamo ora: unico strumento democratico e libero… ” beh, cazzo non esageriamo. Ricorrete pure in appello perchè è giusto ma non fatevi paladini difensori della libertà perchè mi pare stiate esagerando.

4) Si è messo di mezzo pure l’ambasciatore USA a proclamarsi scontento della sentenza e della giustizia italiana. Senta un po’ signor Ambasciatore vada a parlare di giustizia casa sua nel braccio della morte in Texas e poi torni qui. Se proprio si volesse fare una idea di cosa invece è la giustizia statunitense senza abbandonare la sua residenza romana può sempre usare Google che tanto le piace indiscriminatamente. Le suggerisco queste parole chiave: GUANTANAMO, CALIPARI, CERMIS, MARIO LOZANO,  SILVIA BARALDINI … le bastano?  Con ossequi!

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1 Comment

  1. Ascoltando oggi Radio24, apprendo che i 4 stronzetti sono stati sospesi da scuola e successivamente bocciati. Hanno poi accettato di prestare servizio per un anno in una struttura per disabili.

    Il fatto che “abbiano accettato” e le parole della madre di uno dei quattro mi hanno lasciato intendere che si tratta di una soluzione concordata tra le famiglie coinvolte senza passare per l’aula di un tribunale.

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